La famiglia che prega…

1° Puntata: I frutti della preghiera nel matrimonio

Gesù ci insegna a pregare sempre senza stancarci. Per chi è chiamato alla vocazione matrimoniale, la preghiera assume un’importanza fondamentale. Non solo a livello personale, ma ha più senso e frutti quando viene fatta insieme tra i coniugi. Pregate insieme tutti i giorni, anche solo per poco tempo, ma è bello che insieme condividiate la fede, che insieme vi rivolgiate al Signore, affinché rafforzi la vostra unione e vi dia il dono della fedeltà. La preghiera vi aiuta ad amarvi davvero secondo Dio e a portare il frutto della gioia del vostro amore. Gioia vera che va oltre a quello che avete o sapete fare, ma gioia per quello che siete e per quanto vi amate. L’amore vi porta a superare i limiti dell’altro che vi danno noia, con una grande comprensione che è necessaria anche per cambiare. Solo quando ci sentiamo capiti e sostenuti possiamo davvero decidere di cambiare, perché qualcuno ci ama. Comprensione che arriva anche al perdono, se c’è qualcosa da perdonare, qualche sbaglio commesso. Tutto è possibile a chi ama. Da Dio che è la fonte dell’Amore, l’uomo impara e riceve l’amore che gli serve per amare chi gli sta a fianco. Ancor di più per perdonare, che è l’apice dell’amore, abbiamo bisogno di rivolgersi a Dio e ottenere un cuore capace di perdonare e andare oltre ogni offesa ricevuta per il bene di entrambi. Se davvero la preghiera regnerà nella casa il Signore e la Madonna hanno garantito il dono della pace. Pace di cui ogni uomo va in cerca anche inconsapevolmente. La preghiera porta frutto nella costanza, e vi porta un esempio che è stato grande per me, di una coppia che non poteva avere figli, e rivolgendosi ad un Sacerdote di Prato ora purtroppo deceduto, ha perseverato nella preghiera con fiducia e dopo 15 anni ha ottenuto la grazia tanto attesa. La preghiera porta sempre frutti che poi continuano nella vita familiare, attraverso il dialogo, l’amore, la pace, il perdono, la comprensione, …

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2° Puntata: Assalti alla preghiera

Dopo aver sentito la necessità di pregare, cogliamo l’occasione dalla prima lettura della 29esima Domenica del Tempo Ordinario anno C, per trattare alcune tentazioni contro la preghiera. Mosé per far vincere il suo popolo deve tenere le braccia alzate al cielo, altrimenti Amalek ha la meglio. Viene preso però dalla stanchezza e lascia cadere le braccia. Anche noi siamo tentati di stanchezza, lasciamo la preghiera all’ultimo posto e poi ci capita di addormentarsi dicendo magari tanto il Signore mi capirà. Certo, però la giornata è lunga e credo che tutti possiamo trovare il tempo per dedicarci alla preghiera. Alla mattina o dopo pranzo. Dobbiamo prevenire la stanchezza oltre a dare l’importanza dovuta al nostro rapporto con Dio. Mosé trova un sistema umano per tenere le braccia alzate, si siede e Aronne e Cur stanno a destra e a sinistra per sostenere le sue braccia. Anche noi dobbiamo trovare metodi umani per poter realizzare il desiderio interiore della preghiera che in Mosé non è mai venuto meno. Un’altra tentazione è quella di pensare che non sappiamo pregare o che preghiamo male. Non è assolutamente vero. Non si può pregare male. La preghiera non è una serie di formule, è il parlare con Dio, che è un Padre Buono, perciò non ci vuole un formulario, basta parlare col cuore. Un Padre ascolta sempre i suoi figli, sopratutto nella prova. Così il maligno che non vuole che preghiamo e le prova tutte per indebolire la nostra preghiera ci fa pensare che è inutile la preghiera, perché non ci ascolta il Signore. Il Diavolo ci mostra che lui ti può offrire tutto subito, non ti fa aspettare, e ciò che offre è piacere. Dio invece aspetta a dare i frutti della preghiera o a esaudire la nostra preghiera. Allora tante volte noi arriviamo a dire bene, prego solo quando sono proprio nel bisogno e non so più a chi rivolgermi. No, non ascoltiamo il maligno che ci distrugge, ti offre subito un piacere e dopo scompare subito e resta il peso e la tristezza. Per vedere i buoni frutti bisogna perseverare con fiducia. Ancora dubitiamo che la nostra preghiera sia solo abitudinaria e allora non valga, mentre invece la preghiera ha sempre un grande valore e viene accolta come un dono di un figlio dal Padre. Come pure la distrazione nella preghiera non la pregiudica, perché vede il cuore e la nostra intenzione, non vede se ci siamo con la mente o meno. L’importante è dedicare un tempo specifico per la preghiera. Nel matrimonio si può pregare da soli è vero ed è valida, però pregare in coppia ha tutto un altro valore.

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3° Puntata: Difendere i frutti ottenuti

Abbiamo iniziato a riflettere con l’invito di Gesù a pregare sempre, ora aggiungo che la preghiera porta i frutti solo nella costanza, come per il corpo che deve affrontare una gara ci si allena quotidianamente, così per l’anima che cerca il dialogo con Dio occorre una relazione continua. Altro frutto della preghiera e della vita cristiana è la virtù per eccellenza la carità, che riempie di vita tutta la casa. Per mantenere la carità occorre evitare le occasioni di peccato e le tentazioni che quotidianamente ci si presentano. Il peccato distrugge quanto abbiamo costruito e ci chiude in una morsa di egoismo. Anche se le difficoltà non mancano in casa e ci possono anche creare dubbi sulle scelte fatte, dobbiamo mostrarci agli altri sempre sicuri e orgogliosi della nostra vita, per evitare che qualcuno con malizia possa pensare di intromettersi nella vita matrimoniale. Ecco perché consiglio sempre di parlare bene del proprio coniuge nonostante che ci siano i difetti e ci attraversano periodi bui, perché tante ci si può confidare con le persone sbagliate. Purtroppo ci sono soggetti che riconoscono la sensibilità e un rapporto inclinato nelle coppie, e si fanno aprire il cuore, ma non per aiutare e sostenere la famiglia, piuttosto per interessi personali in quanto fanno legare la persona a sé con tanta comprensione, buone maniere per poi trarne vantaggi a livello sessuale, perfino arrivando al ricatto. Un aiuto ulteriore è portare con amore la “fede”, l’anello nuziale, mostrandosi orgogliosi della propria famiglia e facendo capire quanto ci si tenga alla fedeltà. Cito una frase di San Paolo nella lettera agli Efesini 5, 33: “Ciascuno ami la propria moglie come se stesso e la donna rispettosa verso il marito”. Paolo vuol far capire che chi ama il coniuge ama se stesso, perché il Signore ci garantisce che col matrimonio i due non sono più separati, ma diventano una carne sola. Allora ciò che fa bene all’uno fa bene all’altro, e viceversa quello che fa male a uno fa male all’altro. Maria Santissima ci guidi in questo cammino ci unità con Dio e tra di noi.

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a cura di : Padre Matteo Maria Veronese

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