Il Sacerdote come agnello

1° puntata: Li inviò a due a due … (Lc 10, 1)

Gesù invia i discepoli come testimoni. Chi è il testimone? E’ colui che ha vissuto con Gesù, ha appreso il suo stile di vita, mostra con la sua vita ciò che annuncia. Il Regno di Dio è vicino!
I discepoli raccontano ciò che hanno visto, sentito, esperimentato accanto a Gesù, il Verbo della Vita. Danno solidità alla verità andando due a due, perché sulla base di due o tre testimoni si attesta la verità. Insieme poi si aiutano nelle avversità, si sostengono nell’annuncio e nel difendere la verità ricevuta, superano la solitudine.
Perché tante volte tra sacerdoti si fa fatica a stare insieme? Perché non si condivide quanto si vive?
E’ necessaria questa fraternità, altrimenti Gesù non li avrebbe inviati due a due. Nelle canoniche deve regnare la carità, l’unità, l’esempio, la stima reciproca.
Non permettiamo che la solitudine ci abbatta e scoraggi, superiamo le difficoltà iniziali e coltiviamo l’amore che Gesù ci ha chiesto l’un per l’altro.

2° puntata: Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi (Lc 10,3)

Dopo che Giovanni Battista ha indicato in Gesù l’Agnello di Dio, i suoi discepoli seguono il Messia. Gesù nella sua missione associa a Sé i suoi discepoli. Basta ricordare alcune espressioni: Imparate da me che sono mite ed umile di cuore. Questo è l’essere di Gesù, è l’Agnello che si lascia immolare, è Colui che ama.
L’Agnello è innocente, è piccolo e ha bisogno di tutto. Gesù ha bisogno del Padre e nella sua vita lo vediamo quando nei momenti più importanti si reca a pregare, momento apice del suo conoscerlo, amarlo e possederlo. Noi Sacerdoti abbiamo bisogno di Gesù, come Lui ha bisogno del Padre, abbiamo bisogno del Padre e dello Spirito Santo.
Come è la nostra preghiera? Ne sentiamo l’esigenza? La viviamo con il desiderio di conoscerlo, amarlo di più e possederlo nel nostro cuore?
Ci sentiamo piccoli davanti a Lui e davanti al prossimo, oppure facciamo come il fariseo che è pieno di sé e disprezza il pubblicano? Non siamo superiori, ma abbiamo un compito che è un servizio che compiamo nel suo nome, è una richiesta del Signore di essere come Lui e di donare Lui ai nostri fratelli. Ma come faremo se non fosse Lui ad agire in noi? Cosa daremo … la nostra povertà umana.
Contempliamoci i prediletti del Signore e ringraziamo del grande dono del Sacerdozio.

02. Il Sacerdote come agnello
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3° puntata: Il prete è molto legato alla figura della mamma!

L’agnellino cerca la mamma pecora. Rimanendo nel paragone che ci può aiutare a capire meglio la figura del sacerdote, anche il prete come l’agnellino ha bisogno della madre, ne ha un legame del tutto particolare che lo porta a voler essere capito, incoraggiato, curato, amato, sostenuto, … Da qui parte una riflessione che può aiutare a vivere il ministero sacerdotale, perché se ogni prete improntasse la relazione con le persone che incontra sulla base di questo modello capirebbe come la gente lo cerca, quali esigenze deve colmare.
Oltre a questo il bisogno di avere una madre, si catapulta a livello spirituale nell’affidamento al Cuore materno di Maria Santissima, Madre di Gesù, che dalla croce ci ha donato come madre nostra. A volte si teme di parlare di Maria come se facesse ombra a Gesù, ma se fosse così Gesù non ce l’avrebbe affidata. Non temiamo di parlare di Maria, è un canale di Grazia che Dio ha voluto per l’umanità, presentiamola per quello che è Madre buona, cara, togliamo la freddezza o i tentennamenti parlando di Lei.
Il sacerdote mariano è un esempio di vita cristiana bella, perché affidarsi a Maria è avere una garanzia di ricerca di virtù e di uguaglianza al Figlio Gesù. Preghiamola con amore filiale.

03. Il Sacerdote come agnello
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a cura di : Padre Matteo Maria Veronese

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