Il profumo della preghiera nei Consacrati

01. Il profumo della preghiera nei Consacrati
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1° Puntata
Che necessità ha Gesù di pregare dopo una lunga giornata? Gesù è l’Eterno Verbo, il Tutto del Padre. La preghiera di Gesù è contemplare la sua necessità vitale del Padre e viceversa del Padre verso di Lui; questa contemplazione fa dei due il dono totale l’uno all’altro, che è lo Spirito Santo. La preghiera è necessità di conoscere il Padre e di dono al Padre. La preghiera non è dovere che di solito li compiamo mal volentieri e in fretta, è necessità vitale. Leggiamo Il Vangelo di Matteo cap. 14, 22 e seguenti. L’espressione dei discepoli “è un fantasma” deriva dalla non conoscenza del Maestro. Devono ancora contemplare la sua capacità di dono. Pietro si rivolge a Gesù partendo da un dubbio “se sei tu … fa che io cammini sulle acque”, ciò che vedeva è inspiegabile. Gesù sembra voler dire: dubiti perché non mi conosci dono, non conosci il dono divino che supera tutti i limiti umani. Il dovere non viene a farci trasalire di pienezza, a meno ché non capiamo che sia vita per l’altro. Gesù prega … noi consacrati abbiamo capito che è esigenza vitale per sapere quanto ci ama, quanto abbiamo bisogno di vederlo, quanto abbiamo bisogno di conoscerlo, di possederlo per essere pienezza? Tante volte sento dire: abbiamo messo da parte la preghiera, perché c’è tanto da fare … inganno satanico! Gesù stende la mano e salva Pietro, la preghiera ci permette di accogliere il dono vitale di Dio. Se non siamo pieni di Lui, abbiamo il cuore vuoto e ci attacchiamo a tutto e a tutti, perché abbiamo esigenze grandi che sanno di infinito. Se vuoti ci ingolfiamo di melma. La preghiera ci permette di essere in Lui e di esserne pieni.

02. Il profumo della preghiera nei Consacrati
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2° Puntata
Vorrei chiedervi, vi siete conosciuti? Percepite un grande desiderio di amare ed essere amati … perché vi scandalizzate? Non pensate di aver bisogno di amicizie particolari, noi siamo per la pienezza divina. Se siamo in Lui, che cosa ci può mancare? La nostra Vocazione è talmente grande che non la capiamo se non dentro le dimensioni trinitarie. Ma abbiamo una carne … sì come Gesù, come Maria, come i santi. La nostra carne è particolare per la chiamata, ha esigenze conoscitive, possessive, realizzative e di amare infinite. Se il Signore non ci avesse fatto con queste esigenze ci prenderebbe in giro. Dio prima ci ha pensato e creato, poi ci ha chiamato. Proprio per questo abbiamo bisogno della preghiera. La preghiera deve occuparci il cuore e la mente, non può essere un cliché. La nostra preghiera sia libera, cioè secondo quanto ci detta il cuore in quel momento, dopo il Santo Ufficio o Liturgia delle ore, sia un dialogo con il Tutto divino. Se non preghiamo ci esponiamo alle tentazioni, in particolare del piacere con cui satana ci stuzzica. La preghiera ci immerge nella Trinità Santissima, ecco perché abbiamo fame e ci saziamo solo di Dio. Seguendo la nostra chiamata, non stiamo rinunciando a qualcosa o a qualcuno, siamo in ricerca di pienezza. Gesù nell’orto degli ulivi soffre il silenzio del Padre, eppure, pur non sentendolo, dice “Padre sia fatta la tua Volontà”, perché Lo conosce e gli si dona. La nostra preghiera non sia fatta di parole, ma cuore a cuore, sia conoscenza di Lui e scelta di Lui. Senza la preghiera siamo vuoti e perciò sterili, incapaci di rivelare la pienezza che abbiamo dentro, incapaci di testimoniare il solo Dio mi basta. La preghiera invece tante volte va all’ultimo posto, ma chi non prega cade e magari tradisce. Solo Dio conosciuto, amato, posseduto è il nostro perché, ed è la nostra fecondità di padri e madri.

03. Il profumo della preghiera nei Consacrati
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3° Puntata
Per conoscere Dio bisogna permettere di entrare in piena comunione con Lui. Se ci facciamo caso, il demonio fa di tutto per togliere la preghiera in modo da farci sentire vuoti, inutili, sterili; in seconda istanza sperimentando tutto questo ci fa gettare sulle creature, però incapaci di riempirci di Dio. La preghiera è un esigenza vitale per conoscere Dio, conoscerLo per amare perché siamo chiamati a incarnare la stessa Vocazione divina, da creature certo. E’ esigenza che ci fa conoscere l’uomo: noi stessi e gli altri, che diventano vita della mia vita. Lo vediamo in Gesù che va in cerca dell’uomo a partire dagli ultimi, dai peccatori, dai disprezzati, da coloro che lo cercano. Noi ci conosciamo? Quante volte ci scoraggiamo perché non siamo riusciti, volevamo di più, non abbiamo capito le anime, …, è un grave torto che ci facciamo. Pietro sta annegando e grida “Signore, salvami!”, Dio non ha problemi davanti ai nostri limiti, basta Lui per rialzarci, basta solo che ci fidiamo di Lui. E’ Lui che ci fa fatto con il suo DNA, e ciò significa che sentiamo il desiderio che Dio sia tutto nostro. E’ la preghiera che ci fa contemplare nell’Eterno Tutto la nostra vocazione riempiendoci di stupore e facendoci migliorare giorno dopo giorno. Per vivere a fondo la nostra chiamata dobbiamo capire chi è Lui per noi, cosa ha fatto per noi. E’ vero che Lui può fare tutto senza di noi, ma non lo vuol fare senza il nostro “sì”, perché ci ama e ci vuole indispensabili. Dio ci chiama a collaborare in pienezza. Quante volte ci accorgiamo che non capiamo le anime, o che non riusciamo nel nostro apostolato… ma lo visibilizziamo con il nostro comportamento e con le nostre parole, con la nostra santità? Dio ci chiama ad amare come ha amato Lui. Che grande la nostra Vocazione! Viviamola con gioia e che tutti vedendoci possano esclamare: “Ho incontrato Dio”. Ama e donati sull’esempio di Maria Santissima che esige l’intervento di Gesù alle nozze di Cana.

a cura di : Padre Giglio Maria Gilioli

 

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